West Coast 2016 – Yosemite National Park: un’immersione nella natura incontaminata

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Amici lettori eccoci giunti alla seconda tappa del nostro viaggio estivo attraverso la West Coast. Ci eravamo lasciati a San Francisco, in procinto di prendere la macchina per avventurarci sulle strade californiane fino alla prossima meta: lo Yosemite National Park.

I PRIMI PROBLEMI…
Neanche il tempo di ritirare il veicolo e tornare in albergo per caricare i bagagli che sopraggiunge il primo imprevisto: la chiave resta bloccata nel quadro di accensione (evidentemente difettoso!). Innervosito per la perdita di tempo decido così di chiamare immediatamente l’agenzia di noleggio che, dopo innumerevoli tentativi vani di risolvere il problema a distanza, mi suggerisce di tornare al garage e di scegliere un veicolo sostitutivo. Detto fatto: mi reco presso il luogo indicatomi e, senza perdere ulteriore tempo prezioso, mi svolgono la nuova pratica in un batter d’occhio consentendomi di scegliere la macchina che più mi soddisfaceva per intraprendere finalmente il viaggio. Buttatomi l’intoppo alle spalle sono pronto per salire sulla mia nuova Nissan Sentra (una berlina che ha svolto appieno il suo compito) impostando la destinazione Yosemite Park sull’indispensabile navigatore.
Dopo quattro ore di viaggio costeggiando la varietà infinita di scenari naturali che la California mi regala, giungo finalmente a destinazione. Il parco, che comprende 400 km di strade, si estende per 1170 miglia quadrate (oltre 3000 km quadrati) e prevede ben 4 diverse entrate: per chi arriva da San Francisco, l’ Arch Rock Entrance è la via d’accesso più vicina al cuore della Yosemite Valley. Così, pagato il ticket di ingresso (20$ per veicolo), decido di compiere la prima sosta obbligatoria (al Village) per organizzare e pianificare al meglio la visita.

TEMPO TIRANNO
L’inghippo della mattinata mi costringe a selezionare solo alcuni siti da visitare prima che l’inevitabile tramonto metta termine alla mia giornata turistica, così decido di farmi consigliare l’itinerario migliore da uno dei tanti Ranger che presidiano il parco: gentile e cordiale mi indica i punti più vicini così da vivere nel migliore dei modi il resto del pomeriggio. La mia escursione comincia così in un verdissimo paesaggio all’interno della vallata sovrastata dalle altissime pareti rocciose: una di queste è “El Capitan”, uno dei monoliti granitici più alti del mondo (1100 metri) che assieme all’Half Dome (la più alta al mondo, 2700 m), rappresentano due dei simboli più famosi dell’intero parco. Il percorso (uno dei tanti) è da fare rigorosamente sulle apposite passerelle per evitare di alterare l’ambiente ed in particolare gli sterminati prati d’erba che costeggiano la vostra camminata. Nel caso non foste allenati per i km che vi attendono, potrete usufruire anche del servizio di navetta gratuita che, con ben 21 fermate, vi consentirà di arrivare nei pressi di tutti i punti più importanti da vedere.

Proseguendo il cammino mi balza all’occhio un tranquillo ruscello nascosto dai fitti alberi ad alto fusto che dominano la zona: per un’amante del nuoto come me non c’è voluto molto per infilarsi il costume ed immergersi nelle fredde acque del torrente. Un’ esperienza indimenticabile che avevo sempre sognato di fare e che consiglio vivamente a tutti coloro che ne avranno l’opportunità (amanti della natura e non). Rinvigorito dal “tuffo” mi asciugo e riprendo la marcia fino all’area di Wawona, famosa per il bosco di sequoie rosse giganti denominato Mariposa Grove. Un autentico paradiso per coloro che adorano addentrarsi nelle lunghe camminate nella natura: se sarete fortunati (non come il sottoscritto…) potrete anche imbattervi nel Grizzly Giant, la più famosa ed antica (dovrebbe avere circa 2700 anni!) sequoia gigante del parco.

La vastità della zona ed il tempo maledettamente tiranno mi costringono a non godermi come si dovrebbe la meravigliosità di tale scenario, portandomi a dover cambiare immediatamente percorso prima che il tramonto del sole oscuri improvvisamente la mia visuale. Ed allora ecco che la sopracitata navetta mi viene in aiuto per portarmi alla più vicina delle Yosemite Falls: si tratta delle “Lower falls”, ovvero il punto più basso di questo spettacolo naturale, che dista circa 90 metri dal suolo. Qualora voi aveste più tempo a vostra disposizione, potrete avventurarvi per uno dei numerosi percorsi che vi porteranno sulla sommità del monte fino alle Upper Falls (che raggiungono i 440 metri fino ad arrivare alla sorgente). Notate bene, però, che la lunghezza di ogni sentiero è indicata sui cartelli all’inizio degli stessi: onde evitare problemi, specialmente nel tardo pomeriggio, calcolate bene i tempi che ci vogliono per attraversarli (sia in salita che in discesa).
Con l’oscurità che lentamente scende mi avvio a riprendere la macchina, stanco ma felice di essermi confrontato con la natura incontaminata di questo incredibile parco: peccato solamente non aver avuto il tempo (benedetta agenzia di noleggio auto!) di vedere il Glacier Point, una parete rocciosa di circa 2200 metri che permette di osservare il panorama unico della Sierra Nevada.

Con questo piccolo rammarico mi incammino fino al piccolo paesino di Mammoth Lakes dove io e la mia comitiva faremo tappa per la notte con l’obiettivo di recuperare un pò di forze. L’indomani ci aspetterà una delle traversate più dure ed emozionanti che abbia mai affrontato: si arriva a Las Vegas passando per… la Death Valley!

Come sarà andata? Continuate a seguirci per scoprirlo…

 

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