West Coast 2016 – San Francisco: tra scoperte inattese e conferme da “cinema”

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Finalmente ci siamo! Dopo l’affascinante Interrail 2016, è giunto il momento di raccontarvi l’esperienza del nostro secondo progetto estivo: la West Coast USA “on the road”.

La tappa di partenza del mio viaggio a stelle e strisce è stata San Francisco: atterrato all’SFO (secondo aeroporto della California dopo quello di Los Angeles) e dopo aver svolto le consuete e doverose lungaggini burocratiche di controllo, ho sperimentato il sistema UBER per il trasporto in città (21 km). Per chi non lo sapesse è un’azienda con sede proprio a San Francisco che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione che mette in collegamento diretto autisti e passeggeri tramite localizzazione, con questi ultimi che possono scegliere le dimensioni dell’auto pagando il tutto anticipatamente ed in modo telematico: in altre parole “il taxi del 21esimo secolo”.

Il primo approccio con lo scenario di “Frisco” (così chiamata dai suoi abitanti) è stato però diametralmente opposto da quello che uno può immaginarsi dalla California: il forte vento, la nebbia mattutina ed il freddo della Baia mi hanno accolto in una realtà climatica paradossalmente più vicina alla costa Est. Nonostante l’impatto sorprendentemente “gelido” ci hanno pensato l’unicità e la vitalità del posto a far passare tutto in secondo piano: una metropoli multietnica ma sorprendentemente più europea di quanto potessi immaginare. Uno degli aspetti che maggiormente mi ha colpito è stata infatti la scelta architettonica della grande maggioranza degli edifici, basati sui modelli vittoriani (come le famose “Painted Ladies“) che si fondono alla perfezione con i mozzafiato saliscendi tipici di San Francisco.

Painted Ladies - San Francisco

Il mio tour è però iniziato da una zona della città che con l’Europa ha ben poco a ché fare: Chinatown. Oltrepassata la famosa “porta del drago” mi sono immerso in un’atmosfera unica, circondato da odori caratteristici e negozietti che vi catapultano immediatamente nel mondo orientale. Proseguendo tra gli intricati vicoli cinesi si raggiunge North Beach dove lo scenario cambierà radicalmente per l’ennesima volta: sono infatti giunto a Little Italy, tappezzata dai giganteschi murales che caratterizzano il quartiere. Tutto molto bello, ma ho attraversato l’Oceano per sentire l’odore di casa o per esplorare le bellezze della West Coast? Il mio itinerario mi ha allora portato verso il quartiere di Fisherman’s Wharf dove mi si è aperta la spettacolare vista della Baia di San Francisco! Uno sguardo nella distesa d’acqua e noterete subito l’inconfondibile sagoma dell’isola di Alcatraz, un tempo leggendaria prigione di massima sicurezza: per accedere all’edificio occorrerà però accodarsi ad una fila di turisti interminabile, dunque, se avete poco tempo, il mio consiglio è di passare oltre oppure, preventivamente, acquistare i ticket online. Continuando a costeggiare la baia vi imbatterete poi nei caratteristici Pier (i moli), dove non bisogna assolutamente perdersi un assaggio dei granchi stravenduti nei vari mercati. Il più famoso di tali “Pier” è sicuramente il 39, adibito a vero centro commerciale e luogo d’incontro dei leoni marini, ma anche il 45 ha catturato la mia attenzione: è infatti indicato per chi è appassionato di imbarcazioni storiche (qui si possono ammirare il sottomarino USS Pampanito o la SS Jeremiah O’Brien).

L’ARRIVO AL GOLDEN GATE BRIDGE
Innegabilmente una delle opere più imponenti che abbia mai ammirato. Avvicinandomi a piedi a questo immenso ponte, non ho avuto subito la sensazione di quanto maestoso possa essere questo agglomerato di ferro rosso: man mano che proseguivo nel mio tragitto lo sbigottimento è però aumentato fino al punto di ammirare tale bellezza in totale silenzio. Davvero un’esperienza unica e sbalorditiva, che non ha tardato però a farmi rientrare presto con la mente ed i piedi ben saldi a terra: il via vai incessante di gente sul ponte, unito al forte vento ed alla solita pista ciclabile che combacia con il percorso pedonale, non ti permettono di restare troppo tempo con la testa tra le nuvole (o meglio tra la nebbia).

DA CASTRO ALLA “CHICCA” DEL JAPANESE TEA GARDEN
L’alba del mio secondo giorno a San Francisco è iniziata nuovamente con l’inatteso freddo. Prima una sosta per il tradizionale breakfast made in USA (pancetta, uova, salsiccia e french toast per non farsi mancare niente) e poi via alla scoperta dei segreti turistici della città. Uno dei quali è sicuramente il Japanese Tea Garden: situato sulla sponda est del lago Stow nel Golden Gate Park, questo “pezzo di pace giapponese” vi consentirà di immergevi in un’oasi di assoluta tranquillità. Per un’amante della cultura nipponica come il sottoscritto è stata sicuramente un’esperienza tanto gradita quanto inattesa: chi poteva immaginarsi che a San Francisco avrei potuto contemplare uno stagno di carpe circondato da piante e canne di bambù? Ma pensandoci la magia dei viaggi è anche questa…
Tornato nel cuore della città non ho poi resistito nel tuffarmi nel lato più cinematografico della stessa: una corsa sui leggendari tram che ogni giorno si arrampicano sulle vertiginose salite di Frisco! E restando in tema di cinema la fermata non poteva che essere una: Lombard Street. Iconica strada ammirata in innumerevoli film, ha in Russian Hill e nei suoi otto tortuosissimi tornanti, il fulcro turistico della zona. L’alta aspettativa che avevo per questo luogo è però ben presto scemata a causa del traffico incessante e del fiume umano di turisti che si accalcano per una foto ricordo: una delusione bella e buona perchè tale baraonda non ti consente di ammirare appieno uno scorcio tanto unico quanto pittoresco.

Superato il “trauma” anche grazie ad un classico cheeseburger americano, mi sono diretto verso un’altra bellezza architettonica di San Francisco: Mission District. Anche conosciuto come “The Mission” la sensazione che si ha nell’attraversarlo è quella di immergersi in un quadro artistico: il quartiere multiculturale per eccellenza, è infatti teatro di disegni, murales e pitture, il tutto a decorare case, palazzi, scalinate, marciapiedi e le immancabili saracinesche. Attraversato questo “museo di arte moderna all’aria aperta” sono poi giunto al quartiere di Castro, rinomato per essere il centro pulsante della comunità gay della città. Tappezzato con le classiche bandiere rainbow (che hanno anche sostituito le strisce pedonali) è diventato uno dei punti d’incontro della vita notturna di San Francisco grazie ai suoi bar scintillanti ed alla presenza di molti studenti universitari.

IL MIO BILANCIO SU QUESTA PRIMA TAPPA CALIFORNIANA
Rientrato in albergo nella zona di Tenderloin, centralissima ma che francamente vi sconsiglio per via del numero elevatissimo di homeless, ho avuto modo di riflettere su quanto visto in queste 48 ore. Tra aspettative e sorprese ho conosciuto una città che nel mio immaginario risultava completamente differente: lontana dagli standard della costa est a stelle e strisce ma anche diametralmente opposta dal resto della California, San Francisco è riuscita a catturarmi in soli due giorni per la sua straripante diversità. Mi chiedo cosa avesse potuto trasmettermi se il mio soggiorno fosse durato di più…

Ma forse è meglio non pensarci troppo, la mattina successiva mi aspettano il ritiro dell’auto e la mia prossima meta: lo Yosemite National Park. Che il vero viaggio “on the road” (o meglio Life In Road :D) abbia inizio!

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