Interrail 2016 – Varsavia: la sorpresa che non mi aspettavo

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Mi ero affezionato così tanto a Vienna che lasciarla non è stato facile. Se poi ripenso alla pioggia che ho dovuto affrontare per raggiungere la stazione centrale per prendere il treno notturno che mi avrebbe portato a Varsavia, dove ho invece battagliato contro una vera e propria bufera per raggiungere l’hotel, tutto diventa più chiaro!

Come avrete intuito, sebbene per ragioni diverse, anche il mio debutto con Varsavia non è stato dei migliori. Nonostante questo avvio così “negativo” ci ho messo poco ad ambientarmi a Varsavia, la città è bella, accogliente, funzionale e i polacchi sono veramente molto molto simpatici. Non parlano molto l’inglese, soprattutto gli over-40, ma anche a gesti sanno farsi capire e ti accolgono sempre con un sorriso. Quando poi scoprono che sei italiano, non so perché, li vedo ancora più motivati A parte le cose che si leggono di frequente, che la Polonia è un paese in crescita e che a Varsavia e Cracovia si vive molto bene, ad essere sincero non avevo grandi aspettative per Varsavia e non sapevo realmente cosa mi sarei trovato davanti. Anche nelle previsioni più ottimistiche però, non avrei mai neanche immaginato di valutare la Polonia in maniera così positiva e, facendo mea culpa, mi ricredo su tutto. Varsavia, oltre che essere una città bellissima e ricca di storia e di drammi da raccontare, è la capitale di un Paese in reale e tangibile crescita al punto che quasi fa strano pensare in che situazione erano poco più di una ventina di anni fa. Tutto è molto moderno, i mezzi di trasporto, nuovi e puliti, funzionano con una regolarità imbarazzante, tutto (dai biglietti del tram al caffè) è pagabile con carta di credito, il bike sharing è attivo e le piazzole sono ben distribuite in tutta la città, la presenza per le strade delle forze dell’ordine è continua, il Wi-Fi è praticamente ovunque. In più ci sono tutta una serie di cose che solo in una città funzionante si ha la testa e la volontà di fare, vi racconto le tre che più mi hanno colpito.

  1. Nei (tantissimi) parchi della città, ricchi di piste d’atletica, campi da calcetto, basket e tennis, dove ho incontrato tantissima gente correre e fare attività fisica, c’è spesso un’area vera e propria dedicata al fitness con attrezzi con cui potersi allenare. E per attrezzi parlo di bike, step, panche per addominali, dorsali etc.
  2. In quasi tutte le panchine del centro, che riportano frequentemente la dicitura “Chopin’s Warsaw”, c’è un tasto che funge da play e grazie al quale la panchina stessa inizia a suonare le musiche del grande pianista.
  3. Nel bel mezzo del Lazienki Park, il più grande e importante parco di tutta la città, c’è un monumento dedicato proprio a Chopin circondato da una specie di laghetto ma soprattutto da tantissime (e dico tantissime) panchine. Mentre all’inizio pensavo che stessero lì a mo’ di ispirazione, mi hanno poi spiegato in quella piazza tutte le domenica da maggio a settembre si tiene un concerto. Meraviglioso!

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LA GUERRA: UNA FERITA ANCORA APERTA
Camminando per le strade di Varsavia non potrete fare a meno di notare una quantità considerevole di monumenti, targhe e memoriali dedicati alle vittime della II Guerra Mondiale. L’espressione massima è chiaramente raggiunta dal memoriale per i morti nel Ghetto di Varsavia (circa 450mila) e quello in memoria degli eroi della Rivolta di Varsavia del 1-2 agosto 1944, in cui l’esercito polacco tentò di liberarsi dell’occupazione tedesca prima dell’arrivo dei sovietici. È una triste storia, lo sappiamo tutti e i polacchi non l’hanno dimenticato e, a giudicare da tutte le candele e fiori presenti su ognuno di essi, non lo faranno mai.

LA CITTÀ VECCHIA E IL NUOVO CHE AVANZA
Il centro della città vecchia di Varsavia è chiaramente l’attrazione principale per i tanti turisti in città. C’è la statua della sirena – dove la tradizione vuole che bisogna fare un giro attorno alla fontana, le antiche mura e tantissimi localini caratteristici dove poter gustare i piatti della tradizione polacca. È tuttavia una ricostruzione di quello che, prima della II guerra mondiale, era Varsavia. Il fatto però che quella bella atmosfera attorno alla città vecchia sia in realtà frutto di un lavoro di ricostruzione non più vecchio di 60 anni rende tutto un po’ finto. La mia impressione è stata poi confermata con il passare delle ore dai diversi ragazzi che ho incontrato e che ritengono la città vecchia poco più di un monumento o di un memoriale nel rispetto dei loro padri morti durante la guerra (si, ancora). La realtà è che, al di fuori di quell’atmosfera surreale, Varsavia è una città giovane che sta crescendo lontano dai suoi drammi e soprattutto dall’ideologia comunista che trova la sua massima espressione nel palazzo della cultura, ora circondato da palazzi vetrati e centri commerciali.

COSA HO MANGIATO A VARSAVIA
Se non avevo idea di cosa aspettarmi da Varsavia, la cucina polacca rappresentava certamente un mistero assoluto e quando poi ho scoperto che sono le zuppe la colonna portante della cucina polacca ho fatto una faccia più o meno così O.o ! Ma non sareste andati mica in un fast food o, peggio ancora, in un ristorante italiano? Le ho provate ed ho scoperto che quelle zuppe erano davvero gustose e piacevoli da mangiare (si mangia o si beve una zuppa?), oltre che un ottimo rimedio contro il deciso fresco che c’era di sera per le strade. Di queste zuppe ne ho provate due:

  • Zurek: una zuppa “acida” composta da farina di segale, legumi, pezzi di salsiccia e uova. Lo so, anche io a leggere gli ingredienti non l’avrei mangiata neanche sotto tortura ma posso garantirvi che è buona ed ha un ottimo sapore. Solitamente, come nel mio caso, la servono in una pagnotta di pane il che la rende definitivamente un piatto completo.
  • Kapusniak: ingredienti molto simili alla prima ma con l’aggiunta di crauti e patate, in sostituzione di salsiccia e uovo. La descrizione la rende ancora peggiore dello Zurek ma, non la minima idea del perché, l’ho trovata ancor più buona.

Oltre le zuppe altro pilastro della cucina polacca, che pure ho provato, sono:

Pierogi: una sorta di ravioli ripieni con varie alternative. Oltre che per il contenuto del ripieno variano molto anche per il modo con cui sono conditi: pancetta, cipolla o formaggi vari. Il condimento però non viene amalgamato con i “ravioli” bensì servito in un dispenser a parte e tocca a noi farlo. Insomma, si presentano male e il sapore non migliora l’esperienza… Confido che quelli da me scelti erano i peggiori del lotto e che tutti gli altri abbiano un sapore leggendario……
Bigos: è un piatto molto pesante, cucinato tipicamente nei periodi invernali per rinvigorire durante il pesante inverno. Si tratta in sostanza di uno stufato di carne, preparato con gli onnipresenti crauti, che viene poi arricchito da spezie, salumi di vario genere, funghi e cipolle.

Varsavia mi ha sorpreso e in appena 2/3 giorni, sufficienti per visitare tutta la città, mi ha veramente colpito in positivo. Inizialmente ero addirittura dubbioso del fatto di includerla nel mio programma di Interrail ma sono estremamente contento di averlo fatto, avrei perso tanto.

Si risale in treno… Direzione Berlino!!!

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