Interrail 2016 – Oslo: unica, ma non come me l’aspettavo

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Con i tre giorni trascorsi ad Oslo si chiude ufficialmente la parentesi Scandinava di questo memorabile Interrail. Quelli ad Oslo sono stati tre giorni molto intensi, difficili di commentare per l’altalena di sensazioni che mi hanno procurato.
Direi che è doveroso iniziare spendendo due parole sull’emozionante viaggio in treno con cui da Stoccolma ho raggiunto la capitale norvegese. Viaggiare in treno, sebbene abbia i suoi contro, è sempre molto suggestivo ma farlo attraversando paesi come la Svezia e la Norvegia vi posso garantire è un’esperienza molto significativa per l’incredibile bellezza dei paesaggi e per la natura che cambia poco a poco.

Veniamo ad Oslo. Non appena uscito dalla Oslo Sentralstasjon ho immediatamente la sensazione di essere finito nel posto sbagliato. Grattacieli, palazzi vetrati, luci.. “scusate ma la Norvegia dov’è?”. Non che mi aspettassi di trovarmi davanti ad un piccolo porticciolo pieno di pescatori e salmoni, oppure immerso in uno dei rinomati fiordi norvegesi ma “almeno una casa di legno.. Niente?”. Niente! Non che quello che vedessi non mi piacesse, sia chiaro, è solo che mi aspettavo di trovarmi qualcosa di diverso. Facendo finta che niente sia accaduto mi perdo nelle strade del centro e dopo aver attraversato tutta la ricca e viva Karl Johans gate mi ritrovo nel bellissimo porto della città dove, anche case di legno non se ne vedono, era tutto molto molto suggestivo e caratteristico con i pescherecci (quelli c’erano) che vendono il pesce appena pescato e tante altre piccole cose che mi hanno avvicinato un po’ di più alla Norvegia. Da quel momento in poi ho iniziato a vedere le cose in maniera differente ma soprattutto iniziavo a notare una certa qual leggerezza nei volti dei passanti che, oltre ad essere tutti sorridenti, avevano la cortesia di salutarti una volta incrociato lo sguardo. Salutavano me? Mi è successo troppe volte per pensare che si rivolgessero a qualcun altro finché poi non ho chiesto spiegazioni e mi hanno spiegato che è buona educazione salutare una persona che si incrocia per strada….. “Ah… Ok!”. I norvegesi devono vedere il mondo da una prospettiva decisamente diversa da quella vista in ogni parte del mondo in cui sono stato. Sarà perché in Norvegia si vive come in nessun altro posto del mondo? Purtroppo non ho gli elementi per dirlo ma fatto sta che in tre giorni che son stato lì non ho mai (e dico MAI) visto un poliziotto in strada.

Nonostante sia già bella e avanzata, camminando per le strade di Oslo è facile accorgersi di quanto non sia ancora una città in evoluzione. I cantieri aperti sono tantissimi e, una volta terminati, cambieranno (o completeranno, dipende dai punti di vista) la faccia di una città che è già nella New generation con auto ibride, stazioni ecologiche etc etc. ma che la rendono anche un po’ lontana dall’immaginario collettivo che si ha pensando alla Norvegia. Alla ricerca quindi dello spirito perduto – che non ho trovato nemmeno sulla mini-crociera che in 2h mi ha fatto fare il giro del fiordo di Oslo – mi sono dovuto allontanare dal centro e dirigermi verso Damstredet e Telthusbakken, le uniche due strade della città sono ci sono ancora le case in legno. Non sono molto frequentate da turisti ma se ne avrete l’occasione, vi consiglio di farci assolutamente un salto. È un’area molto (troppo) ristretta ma che mi ha fatto vedere un pochino in più la Oslo che mi aspettavo di trovare. Tornando poi verso il centro ci si imbatte in Var Frelser Gravlund, il cimitero della città che è probabilmente uno dei luoghi – nella sua tristezza – più caratteristici di tutto il centro.

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LA PENISOLA BYGDOY

Nel corso del giro in barca per il Fiordo di Oslo, la mia attenzione era stata catturata dai paesaggi offerti da quella che poi ho scoperto essere la penisola di Bygdoy. Decido così di andarci quanto prima e sebbene l’hotel mi avesse consigliato di andarci via mare dal molo, ho fatto di testa mia e ci sono arrivato a piedi. Il lungo sforzo mi ha tuttavia ripagato con la vista di uno dei posti più belli, caratteristici e suggestivi che abbia mai visto in vita mia, intervallato da un paio di musei niente male come il Museo delle Navi Vichinghe e il Norwegian Maritime Museum, o da “parchi” mozzafiato come l’Huk che dal verde del bosco sfocia si affaccia sul mare con tanto di spiaggia. Sono tutti contorni di un qualcosa di veramente speciale, che mi ha colpito e che credo non sia nemmeno lontanamente paragonabile a quello che la Norvegia ha da offrire nella sua interezza, partendo da Bergen fino ad arrivare a Capo Nord.

VIGELAND SCULPTURE PARK E LA NATIONAL GALLERY

Altre due cose che la pena di visitare se siete in visita ad Oslo anche se, devo dire, non è che poi vi lascino tutta questa emozione. Il primo è un parco molto carino, meticolosamente curato e che si caratterizza per la presenza di una miriade di sculture che raffigurano principalmente uomini, donne e bambini e che culmina nel Livshjulet, un insieme delle figure citate e che dovrebbe rappresentare la Ruota della Vita. Si, carino.
Stesso discorso per la National Gallery, a parte l’Urlo di Munch – i cui dipinti sono tutti racchiusi in una bellissima sala – non è che abbia poi chissà quanto di clamoroso da mostrare. Non è il Louvre – non costa come il Louvre – è un utile diversivo per passare un paio d’ore (forse pochino di meno) se siete al centro di Oslo.

È tempo di lasciare la Scandinavia, mi attende un lungo viaggio che mi riporterà in Germania!

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