Interrail 2016 – Berlino: esperienza unica nella vita

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Si è chiusa anche la terza tappa di questa grande avventura: Interrail 2016. Dopo esser stato a Vienna e Varsavia era finalmente giunto il momento di far visita a Berlino e dico finalmente perché desidero visitarla da sempre. Quelli a Berlino sono stati tre giorni molto speciali e che non dimenticherò facilmente, mi hanno trasmesso tanto e consentito di vedere e percepire cose del tutto particolari. Naturalmente però il tutto è successo dopo l’ormai consueta difficile accoglienza. Al pari di Varsavia, Berlino mi ha infatti accolto con pioggia e deciso freddo che hanno reso un tantino impegnativo il percorso dalla bellissima Berlin Haptbanhof – che somiglia più al terminal di un aeroporto che ad una stazione dei treni – al mio alloggio.

Se avete già letto gli articoli su Vienna e Varsavia, avrete ormai capito che Il mio interesse non è quello di fare recensioni o altro, bensì esclusivamente di condividere con voi le sensazioni e le esperienze che ogni tappa di questo Interrail mi regala. Rimandiamo quindi guide e consigli al mio rientro.

Vi riporto un po’ di considerazioni su un paio di aspetti che meritano attenzione secondo me e poi alla fine vi esprimerò una considerazione su Berlino, o meglio vi spiegherò perché non sono in grado di fornirla.

BERLINO E IL MURO

Ben oltre la porta di Brandeburgo, del Bundestag, della famosa Unter den Linden, del bellissimo Zoo (poi ne parleremo), di Alexanderplatz e tanto altro è chiaramente il Muro l’attrazione principale della città di Berlino. Dietro quel muro, dalle ragioni della sua costruzione fino all’abbattimento, passa tutta la nostra incredibile e indicibile storia moderna. Sono andato nella East Side Gallery – dove è presente il maggior tracciato del muro rimasto in posizione originale – e devo dirvi di non essere rimasto particolarmente colpito. Oltre ad un lungo tratto di muro ricoperto da graffiti non ho visto e ciò che mi è arrivato, fra turisti a non finire, è stato veramente molto poco. Stessa cosa per la porzione di muro presente nella bella Postdamer Platz. Un piccolo pezzo ma da cui si diramano due linee di mattoni che ripercorrono integralmente il tracciato del muro. E la situazione non di certo cambiata a Checkpoint Charlie, dove fanno sì riflettere i cartelli che annunciavano l’uscita dal territorio americano ma son ormai parte di quella che è un’attrazione.
È stato invece al Memoriale del Muro nella Bernauer StraBe – dove la presenza dei turisti non è così eclatante come per il resto della città – che ho trovato quello che cercavo: le tragiche sensazioni di quel muro che è stato lasciato così com’era, senza graffiti o altro. Oltre le staffe di acciaio che si estendono ai lati, sono state alcune crepe presenti sul muro che mi hanno fatto venire i brividi. Riuscire a vedere solo una porzione di quello che c’era al di là del muro mi ha immerso nel significato di quel folle ammasso di cemento. Quel Muro, il Muro della vergogna, ha diviso Berlino dopo che già le folle gesta della dittatura di Hitler l’avevano gettata nel baratro.

Quel che è successo prima della costruzione del Muro è praticamente un tabù. Sono le targhe, i monumenti e i memoriali a parlare in rappresentanza di numeri e gesti imbarazzanti. Ho trovato in tal senso emblematico il fatto che a pochi metri di distanza dal toccante memoriale per tutte le vittime dell’olocausto ci fosse il Bunker in cui Adolf Hitler trascorse gli ultimi giorni e dove presumibilmente si suicidò – dove oggi c’è un parcheggio – è “ricordato” da poco più di un cartello a mero titolo informativo.

CENTRO CULTURALE UNICO IN EUROPA

L’ultimo argomento mi porta immediatamente alla questione successiva. È proprio per l’abbattimento del Muro dopo tutti quegli anni, e per aver rimosso completamente i legami con la vecchia generazione di tedeschi, che oggi Berlino è probabilmente il più grande centro culturale e sociale d’Europa. Quando parlo di rottura dei legami con la vecchia generazione di tedeschi intendo dire che oggi, a mio avviso, Berlino è decisamente la città meno “tedesca” fra tutte quelle che ho avuto la fortuna di visitare. È come se, con la caduta del Muro, mentre la parte Ovest ha inglobato quella Est per aspetti economico-amministrativi, la parte Est abbia invece invaso la città dal punto di vista culturale. Non credo, e mi ripeto, che in Europa esista una città con una così forte mescola di culture, dove ai dogmi della rigidità tedesca si è sostituito un più generale senso di vivere e lasciar vivere. È quasi paradossale, sotto certi punti di vista, che poco oltre tutto quel benessere, avanzamento tecnologico e progresso economico ci sia una vera e propria comunità che di ragazzi (e non solo) molto lontani dallo standard tedesco dell’immaginario collettivo. Un qualche che, negli anni, ho già visto (e mi sarei aspettato) a Praga, Budapest o addirittura Christiania a Copenaghen (e per chi c’è stato sa di cosa parlo).

CIBO: WÜRSTEL E POCO OLTRE

L’argomento cibo credo che ben interpreti quello che sto dicendo. Essendoci una così importante offerta culinaria da tutto il mondo – con una leggera predominanza di quella turca – faticherete persino a trovare qualcosa di caratteristico della cucina berlinese che non siano i rinomati Currywurst. Quello che ho trovato è stato poco di più di una diversa (ma neanche troppo) interpretazione della bavarese, ben più ricca e profonda, o addirittura di quella Vienna che ho lasciato appena qualche giorno fa. Sono comunque diverse le cose che ho mangiato, vi elenco le principali:
Berlin Currywurst: chi va a Berlino non può tornare senza averne mangiato almeno una decina. Non è nulla di più di un würstel tedesco tagliato a tondini è immerso in questa salsa al curry, servito con patatine. Ne troverete di tutti i prezzi e ad ogni angolo di strada!
Konigsberger Klopse: forse qualcosa della tradizione berlinese che non sia un würstel? Non so voglio documentarmi prima bene.. Comunque posso dirvi che si tratta di due polpette di carne molto saporite servite con una specie di cremina ottenuta da patate e (credo) piselli.
Schnitzel Klassiker: una reinterpretazione della cotoletta Viennese, anche se va detto che per friabilità e sapore della carne si avvicinava molto di più a quella italiana che a quella provata a Vienna. È comunque buona e dove l’ho mangiata io, un ristorante molto tipico che si chiama Louis a Neukolln – nei pressi di Karl-Marx-Strasse.

NON HO ANCORA CAPITO

Non saprei da dove iniziare e probabilmente perché non sono in grado di farlo e, mentre sono in treno per raggiungere la mia prossima meta credo anche di aver capito il perché. Quando sono andato via da Vienna e da Varsavia, sebbene tre giorni non ti consentano di comprendere le mille (e più) sfaccettature presenti in queste due grandi città, l’ho fatto con un’idea ben precisa del tipo di città che fosse e, in linea generale, della cultura e della storia che le caratterizza. Stessa cosa, ma in maniera molto più decisa, è accaduta quando lasciai le varie Londra, Parigi, Praga, Monaco di Baviera etc. Vedi Londra e sai cosa ti trovi di fronte, comprendi immediatamente il tipo di cultura che hai davanti e (sempre in grandi linee, chiaramente) il modo di vivere della città. Forse in maniera più marcata per Parigi.
Bene, tutto questo a Berlino non è accaduto. Mentre iniziavo a farmi un’idea, giravo l’angolo della strada e la cambiavo immediatamente. L’opinione che sviluppavo mentre parlavo con qualcuno era prontamente smentita da quello che avrebbe la conoscenza successiva. Sebbene ti rapisca, per cultura, bellezza, funzionamento dei servizi etc., mancano sempre troppi pezzi per giudicarla, per comprenderla. Forse l’unico modo per farlo sarebbe quello di viverci, il che è probabilmente il motivo per cui è così speciale.

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