Interrail 16 – Amburgo: un altro assaggio di Germania

0 Comment
Condividi:

In discesa dalla Scandinavia avevo bisogno di trovare una città che fungesse da ponte prima di raggiungere Amsterdam. Senza troppe pretese ho deciso di affidare questo compito ad Amburgo e, dopo più di 24h trascorse in questa città, sono estremamente contento di averlo fatto. Amburgo mi è piaciuta un casino e la giornata a mia disposizione è stata sufficiente per girare, grosso modo, tutto il centro a cui ho abbinato un paio di tappe obbligate come St. Pauli e Speicherstadt.
Sebbene in questa città abbia sentito ben vivo lo spirito tedesco, non vi aspettate da Amburgo la classica città tedesca tutta würstel, crauti e birra. La presenza del fiume Elba e del porto – dotato di una ben marcata storicità – la rendono una città di mare sotto tutti i punti di vista in qui i propri cittadini preferisco degustare dell’ottimo pesce ai già citati würstel, che comunque non mancano. È proprio dalla presenza del porto che è collegata St. Pauli, uno degli elementi più attrattivi della città. Per chi non lo sapesse, St. Pauli è il luogo dove si è sviluppato uno dei quartieri a luci rosse più famoso d’Europa e dove i marinari, di passaggio verso i mari del Nord sfogavano le proprie tensioni – a suon di alcool e prostitute – in attesa che la propria nave venisse caricata. La strada dove principalmente avveniva questo è la Repperbahn dove tutt’ora la trasgressione è l’elemento principale, ma ne parleremo fra un attimo.

Il centro della città mi è piaciuto molto ed “esplode” a partire dalla piazza del Rathaus (City Hall) che è molto caratteristica. Di qui in poi mi son imbattuto in una serie infinita di ponti – poi ho scoperto che Amburgo è la città con il maggior numero di ponti al mondo, circa 2.300 – che, attraversando i numerosissimi Fleete (canali), vi permettono di fatto di girare tutta la città che ha sempre una faccia diversa e la cosa mi ha incuriosito molto. Dal classico stile architettonico della città, con i campanili delle chiese a farla da padroni, si passa infatti in pochi metri a palazzi moderni, azzardosi da un punto di vista ingegneristico, che creano un mix unico, che non credo di aver mai incrociato nel corso di tutto questo lungo viaggio e che è tangibile una volta saliti in cima al campanile della Chiesa di San Michele.

SPEICHERSTADT

A furia di attraversare ponti vi ritroverete ad un certo punto a Speicherstadt, dove qui invece lo stile dei palazzi è praticamente univoco. Si tratta di un complesso di 17 magazzini – tutti di mattoni rossi, nel tipico stile delle città anseatiche – che un tempo rappresentava il principale centro di stoccaggio per merci dell’intero continente.

Personalmente, a parte la bella storia, non è che mi abbia fatto particolarmente impazzire. I numerosi ponti che l’altraversano offrono interessanti scorci da fotografare ma dopo averne immortalati un paio, ho trovato il tutto un po’ troppo monotono. La parte che ho trovato più interessante di quella serie di palazzoni rossi è la discontinuità stilistica che si incrocia non appena lasciato il complesso e principalmente verso la zona di Elbtorquartier dove qui c’è invece un grido al progresso architettonico e in cui c’è un bel (ma piccolo) parco, il Lohsepark.

ST. PAULI

Costeggiando l’Elba, in uscita da Speicherstadt, si arriva al famigerato quartiere di St. Pauli. Ci si accorge di esserci arrivati perché oltre all’ostentato simbolo del teschio, aumenta di colpo la presenza di turisti (e di italiani) che fino a quel momento avevo incontrato con moderazione in città.
St. Pauli è famoso per essere il quartiere a luci rosse della città e, tenendo fede alle tradizioni dei già citati marinai, e che trova nella Reeperbahn (via dei cordai, appunto) la sua massima espressione. Ero già stato nel quartiere Pigalle di Parigi e mentre in quella occasione trovai il tutto molto “affascinante”, qui ho trovato caratterizzato da un livello di degrado che francamente mi ha disturbato. Questo non di certo per la larga presenza di chi è in cerca di trasgressione ma piuttosto per l’eccessiva presenza di mendicanti, barboni & co. che infestano la strada di una puzza che ci ha messo diversi minuti per sparire dalla mia memoria, oltre a trasmettermi un’aria vagamente molesta.

Nel complesso comunque, per quanto poco l’abbia girata, devo dire che Amburgo mi è piaciuta e son contento di aver avuto un altro assaggio della Germania dopo Berlino e Monaco di Baviera (dove ritornerò per l’ultima tappa di questo Interrail).

Si riparte gente… Direzione Amsterdam!

Condividi: